Scritto nel giorno di mercoledì, 17 giugno 2009 alle ore 23:35
Sebbene io e Cì seguiamo lo stesso corso di laurea, mai ci era capitato di preparare lo stesso esame nella stessa data. Ragion per cui io ero sempre stata una buona spalla in giorno d'esame e più di una volta Cì stessa mi aveva dissuaso dal mollare il colpo e tornare a casa.
Stavolta ci fottevamo dalla paura entrambe.
Divisi i libri e piegate sui rispettivi appunti, abbiamo passato domeniche e domeniche su puliture, racconciamenti di tele e Cesare Brandi. Più il tempo passava, più ci dicevamo che saremmo state delle coglione a mollare tutto e che questa belva andava affrontata.
Dopo notti insonni fino a orari bestiali e sveglie all' alba, eravamo arrivate al punto.
Decidiamo per un summit finale, le ultime ore, quelle più critiche vanno affrontate insieme.
Vediamo l'ombra di un panino, due minuti per digerire e si torna sui libri. Si chiude all' una, io e Cì rose dai rimorsi di aver lasciato sicuramente qualche falla, ognuna aveva spulciato poco uno dei quattro libri.
"Ci svegliamo domattina alle 6? Io devo ripetere i metodi d'indagine"
"Occhei tusi, siamo qui...?"
"... per distruggerti", un assonnatissima Cì batte il pugno chiuso sulla mano opposta.
A svegliare ci svegliamo ma tempo 20 minuti gettiamo i libri all' aria con un rutto: quel che è fatto è fatto, fanculo.
Arriviamo tranquille, percorriamo la strada ridanciando (e sentendoci in colpa, cazzo non si può ridere a quel modo andando a fare un esame).
Ben presto ci rendiamo conto che siamo in troppi e che la ben nota lentezza della prof. ad esaminare gli studenti ci sposterà a tarda ora.
La realtà è ben più orribile: tutto l'ambaradan sarà spostato al giorno successivo.
Cì mi guarda smarrita. Nemmeno io avrei retto oltre tutto quello stress.
Si torna a casa di sera, si ristudia, personalmente sono distrutta al punto da non opporre resistenza quando Cì agguanta la mia mano e la boccetta dello smalto.
La mattina si ritorna, caldo afoso come prima, ottavo piano, sala professori.
La professoressa arriverà in ritardo.
Entrambe abbiamo perso ogni forza d'invettiva contro il destino e si ride, fregandosene.
Colei arriva, si aspetta due o tre esami. Io e Cì andremo dopo la pausa.
Io ho il tempo di azzeccare una gloriosa figura di merda, comunicando al telefono cotali testuali parole:
"Si papà... eh si... no davvero, ormai non abbiamo più forze... c'erano cinque persone prima di me, ho chiesto se volevano fare a cambio ma mi hanno mandato a fancul..."
Cì incespica, si slancia fra i banchi e riesce a tappare quel pertugio di rose e fiori che era diventata la mia bocca.
"shhhhhhhhhh!"
"Eh ?"
"Tesoro, dall' aula si è sentito tutto!"
Scritto nel giorno di lunedì, 18 maggio 2009 alle ore 23:19
Gerardo Nunciafacc ha visto progressi notevoli da quando, nel mese di gennaio, lo conobbi per la prima volta. Non so come e non so quando ha cominciato a mettersi in testa che lui doveva studiare. Era precisissimo nell assegno, non sbuffava quasi più ed entrava dalla porta sempre con un sorrisone, a volte stanco, sul volto. Io, inutile negarlo, sono profondamente innamorata di lui, del suo essere gentile ad ogni costo, cocciuto sulle sue cose, aperto e fiducioso verso il genere umano, gli occhi ostinatamente sorridenti.
Non ci credevo nella sua riuscita e più volte ho cercato di convincere la madre a riportarselo via.
"Signora non so come prenderlo, forse è venuto troppo tardi, io davvero non so come fare."
Non ho dovuto fare nulla, semplicemente.
Perché è stato lui a prendere la situazione in mano, a venirmi dietro, a credere di poter rivoltare qualcosa in mezzo anno scolastico dopo due, mi dicevano i suoi insegnanti, disastrosi.
Con accanto una madre sveglissima e fiduciosa di lui, piano piano ha fatto cambiare idea a quei professori troppo pigri e annoiati per mutare voto sul registro. Si è messo sotto, si è offerto, si è preso le ramanzine sulle cose all ultimo minuto che non vanno bene a scuola, perché a scuola si studia tutto l anno. Solo ogni tanto allora, aveva bisogno di chiedermi "ma secondo te ce la faccio? Cioé, se poi già hanno deciso io dove devo andare?"
Che dove andava lo avrebbe deciso sempre lui e nessun altro, gliel ho detto con piena sincerità.
Scritto nel giorno di venerdì, 15 maggio 2009 alle ore 13:40
Ero lì a ciabattare con un amico francofono del più e del meno quando...
...
Va bene, non ci crede nessuno, diciamo la verità: ero lì a biascicare qualche parola di francese, dall' altra parte un povero cristo si pentiva di aver pigiato su "ok" quando sulla finestrella di msn gli era comparsa la scritta "piripiri ti ha aggiunto nel suo elenco contatti. Desideri che piripiri faccia parte dei tuoi amici?".
Piripiri ero io, la minaccia per lui e per tanti altri poveri francesi che quel giorno fecero lo sbaglio di non fiutare il pericolo. Perché ogni sera puntualmente ho millemila domande o semplicemente vorrei esercitarmi col francese o ancora voglio salutarli.
Fra loro, ne sono sicura, hanno fondato un club contro di me, si sono fabbricati un pupazzetto sulla quale sfogano il loro rancore e quando mi vedranno in carne, ossa e ciccia saranno cazzi.
Questo amico francofono di cui vi dicevo si chiama Silvere ed è la mia vittima preferita perché è gentile, garbato ed è quello che nasconde meglio lo scazzo.
Alché io mi illudo che davvero trovi piacere a parlare con me.
Quello che in genere ho capito dalle conversazioni con lui è che in francesi ci amano e ci odiano: si meraviglia che riusciamo a vivere in uno stato dove sono concentrate tre delle piaghe del mondo: Papa Ratzinger, Silvio e i parcheggiatori abusivi.
Allo stesso modo è assolutamente grato di vivere così vicino alla nostra frontiera perché non potrebbe stare al mondo senza Venezia, Roma e la pizza.
L'ultima cosa che mi ha svelato di amare è questo violinista nappuriello, che lo fa sognare e gli fa sembrare di tornare alla sua infanzia, passata come il nostro Ungaretti, ad Alessandria d' Egitto.
Scritto nel giorno di domenica, 03 maggio 2009 alle ore 19:29
Perché capita di perdersi fra le maglie degli impegni della vita, che diventano d'un botto urgenti, improcrastinabili, tragicamente importanti. Si dice di no agli inviti ancor prima che essi siano formulati, senza a volte pensarci, mettere un paio di cose al posto giusto e magari rendere tutto più semplice e possibile.
Forse per questo dalla giornata di ieri sono tornata così sollevata: da quel gorgo so ancora tirarmi fuori e dedicare una giornata all' esatto nulla. Perché, diciamocelo, andare a Napoli per prendere un regalo di compleanno era un pretesto bello e buono e c' era tutta la voglia invece di riabbracciarsi. Tornare a parlare con qualcuno che ha la tua stessa età è uno dei più potenti antidepressivi, io credo. Ha pochissime esperienze come te, si barcamena nei problemi come cerchi di fare anche tu, ossia con magri esiti positivi, dimolti guai, somme cazzate e dubbi atroci.
Una delle persone che maggiormente ha il potere di trasmettermi questa calma è lei.
Qualcuno forse ricorda della sua capacità di camminare per chilometri, che all' epoca registrai tristemente in queste pagine.
Ma forse non parlai della facilità con cui ti tira fuori i pensieri, li guarda e non li giudica. E non parlai sicuramente della semplicità con la quale ti racconta di sè, senza timori e con piena fiducia, convinta del fatto che tu sei sua amica e convincendone meravigliosamente anche te.
Non si è fatto nulla se non parlare e parlare e parlare.
E camminare, camminare, camminare.
Accorgendoci solo ogni tanto di qualche cosa davvero bella o davvero buffa che andava assolutamente fotografata.
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Scritto nel giorno di giovedì, 30 aprile 2009 alle ore 19:43
Malgrado condividano il tavolo di studio da oltre cinque mesi, Angelica Cortese e Gerardo Nunciafacc' non se la dicono per nulla. Sebbene io sperassi nello sbocciare di un amore sotto i miei deliziati occhi, la situazione dei due ragazzi a cui do ripetizioni, spettegolatori miei cari, è questa:
da parte di lei vi è totale indifferenza, che tocca a volte preoccupanti picchi di maleducazione bella e buona. Lui, in tutta risposta, ha smesso di salutarla quando entra e quando va via.
Gli ultimi episodi e l 'antipatia reciproca hanno preso ad accettate le mie speranze residue di una storia d'amore in diretta.
Gerardo era su grammatica, analisi del periodo.
"Vedi Gerri, la concessiva deve contrastare con quello che c'è nella principale. Aiutati con forme tipo nonostante, sebbene, malgrado."
Lui alza la testa, fissa con odio quella che ormai è la sua rivale e proclama:
"Malgrado lui la odi a morte, sarà superiore e non si abbasserà al suo livello." Va bene?"
" Si..."
Scritto nel giorno di mercoledì, 29 aprile 2009 alle ore 18:22
Lavo i piatti mentre Genio arriva in cucina.
"Angela, prendo un attimo il tuo telefono."
" Si."
"... devo un attimo chiamare in Australia, devo vedere perché non mi arriva il canguro che ho prenotato..."
" eh "
"... che ho pagato con i soldi che trovai nella tua scrivania..."
" occhei "
" ... con la quale non ce l'ho fatta a pagare tutto, quindi gli devi ancora 1000 €"
"va bene"
Scritto nel giorno di sabato, 18 aprile 2009 alle ore 22:31
Ma che vi dico in erba, nel fango.
Parlo di fratello Fò, mio fratello maggiore e persona finora dotata di una sorta di anticulo agonistico. Perché Fò, pur essendo robusto ma non troppo e alto abbastanza da non sembrare figlio di mio padre (alto una mela e poco più), non è mai stato questo sportivo.
Per contro ha praticato spesso e volentieri le corsie d'ospedale, vittima inerme di robe che non sto nemmeno a dirvi. Tipo quella volta che si scoprì che è allergico al mercurocromo e che sulle sue ferite non era un' idea felice tamponare col suddetto.
Quando ancora ignoravamo tale affascinante fenomeno, io vedevo crescere sulle sue sbucciature fantasiosi ghirigori di cellule bianchiccie e schifidine. Le fissavamo entrambi, poi sollevavo la testa e gli dicevo "metti caso che ora diventa un coso vivente e scivola giù dalla tua gamba"
"tipo blob?"
"eh, tipo blob"
Lui rideva, ma intanto si cacava in mano della storia del blob.
Cadde teatralmente col motorino, facendosi male lui solo. Per l' esattezza si scorticò la parte esterna della gamba. Ancora mercurocromo e la gamba di Fò stavolta diventa un pallone.
Si recepisce il messaggio dell' allergia e Fò si salva.
Anni 18, Fò cammina a passo svelto nel ristorante dove lavora come cameriere e si frattura il malleolo. Due mesi a letto. Fò decide che il suo futuro non può che essere la medicina.
Fò è alla facoltà di medicina al Policlino vecchio di Napoli, dove segue i corsi. Non becca un basolo, o meglio, potremmo dire che un basolo becca lui e, sbilanciato dall' atlante di anatomia, Fò cade a faccia a terra e si apre il mento.
Il professore che doveva fargli lezione gli mette i punti, dicendogli che i corsi seguiti come paziente non valgono come credito formativo.
Venerdì santo, anno 2009. Fò prepara lo zaino per una partita di calcetto. Mette la divisa bianca del Napoli e probabilmente sbaglia in questo. Interviene sul pallone, o meglio potremmo dire che il pallone interviene su di lui e si lesiona un tendine.
Ora è a letto che necessita di tutto, spacca i maroni da morire e piange che nessuno gli vuole bene. Al fatto che ormai è abitudine e non disattenzione, si ostina a non crederci.
Scritto nel giorno di sabato, 11 aprile 2009 alle ore 15:51
"I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter won’t call my name
Never an honest word
And that was when I ruled the world"
Con le parole di "Viva la Vida" dei Coldplay e il meraviglioso quadro "la Flagellazione di Cristo" di William Bouguereau, vi auguro una Pasqua fatta di fiducia verso il prossimo e se manca quella, o anche il prossimo, di riuscire a essere forti da soli e scoprirvi migliori di quanto pensavate.
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Scritto nel giorno di sabato, 04 aprile 2009 alle ore 11:28
Chiedo scusa ai miei 25 lettori se questo blog è diventato monotono e polveroso. Le millemila cose che mi sono cadute fra capo e collo mi hanno trovata totalmente impreparata. Ora che ho smesso di arrancare dietro loro, che ho comprato un' agenda e le ho sistemate per benino e che tutte le tessere sembrano combaciare, posso ripigliare possesso di questo luogo e venirvi a trovare a mia volta. In ordine sparso (che sarebbe un modo elegante per dire ad capocchiam):
Sto studiando due mattoni d' esame ma bellissimi.
Mi sono appassionata a questa rivista e vi consiglio caldamente di leggerla, se vi capita a tiro.
Mi sono appassionata a questa serie, che soprattutto voi donnine dovete vedere.
Mi sono appassionata a quei due ragazzi a cui dò ripetizioni e devo narrarvene le gesta.
Mi sto fottendo dalla paura per quanto riguarda quello che da oggi andrà sotto il nome terrificante di France Project.
Mi sto fottendo dalla paura per quella straminchia di tesi, che forse non vedrà mai la luce.
Gli ingredienti per un blog accattivante sembrano esserci tutti.
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